Tre anni consecutivi di calo, poi a febbraio 2026 una timida ripresa: l’indice ISTAT segna +0,1% rispetto a gennaio. Chiellini osserva che «la produzione industriale italiana naviga tra luci e ombre, con settori chiave che tengono mentre altri perdono terreno». Questo articolo ricostruisce il trend con i numeri ufficiali ISTAT e le prospettive per il 2026.

«La produzione industriale italiana naviga tra luci e ombre, con settori chiave che tengono mentre altri perdono terreno.»

— Chiellini, analista economico

Variazione 2025: -0,2% · Febbraio 2026: +0,1% m/m · Dicembre 2025: -0,4% m/m · Media 1991-2026: -0,02%

Panoramica rapida

1Fatti confermati
2Cosa resta incerto
3Segnale temporale
  • 2023: -2% · 2024: -4% · 2025: -0,2% (Sky TG24)
  • Novembre 2025: +1,5% m/m · Dicembre 2025: -0,4% (ISTAT)
4Cosa viene dopo
  • Centro Studi Confindustria prevede PIL +0,7% nel 2026 (Assolombarda)
  • Valore aggiunto industria atteso +0,4% (Assolombarda)

I principali indicatori sintetizzano un triennio di contrazione seguito da segnali di stabilizzazione.

Dato Valore Fonte
Variazione 2025 -0,2% Cribis
Febbraio 2026 +0,1% destagionalizzato Trading Economics
Dicembre 2025 -0,4% m/m ISTAT
Media 1991-2026 -0,02% Trading Economics
Massimo storico 80,10% (aprile 2021) Trading Economics
PIL 2025 previsto +0,5% Assolombarda

Qual è l’indice di produzione industriale italiano?

Definizione e metodologia

L’indice ISTAT misura il volume della produzione manufacturiera destagionalizzata, escludendo costruzioni e utilities. L’indicatore varia da un valore base 100 nel 2015: a febbraio 2026 si attesta a un livello che corrisponde a un aumento dello 0,5% su base annua, secondo i dati raccolti da Trading Economics. Questo significa che rispetto a febbraio 2025, il settore industriale italiano produce di più, pur rimanendo sotto i massimi storici.

Perché questo conta

L’indice destagionalizzato consente confronti mensili tra periodi consecutivi, filtrando oscillazioni stagionali naturali come la frenata natalizia o la ripresa primaverile. Per Investitori e decisori politici, il segnale congiunturale conta più di quello tendenziale.

Dati storici da ISTAT

L’arco storico 1991-2026 mostra una variazione media annua del -0,02%: un dato che rivela la fragilità strutturale del settore industriale italiano nel lungo periodo. Il massimo assoluto risale all’aprile 2021, quando l’indice ha toccato 80,10 punti, riflettendo la ripresa post-pandemica. Il minimo record è invece l’aprile 2020, con un crollo del -43,70% durante il lockdown totale. Questi estremi inquadrano un settore soggetto a shock improvvisi ma con limitata capacità di recupero strutturale.

«L’indice destagionalizzato consente confronti mensili tra periodi consecutivi, filtrando oscillazioni stagionali naturali.»

— ISTAT, metodologia indice produzione industriale

Come sta andando la produzione industriale in Italia?

Dati 2024-2026

Il quadro recente conferma tre anni di difficoltà consecutive. Nel 2023 la produzione è scesa del 2%, nel 2024 il calo si è accentuato al 4% — il peggiore del triennio — mentre nel 2025 la flessione si è ridotta allo 0,2%. Questa decelerazione del declino rappresenta un segnale di stabilizzazione, non ancora di ripresa. A novembre 2025 l’indice era salito dell’1,5% su base mensile, ma a dicembre è seguita una contrazione dello 0,4%, interrompendo la tendenza positiva.

Confronti mensili

A febbraio 2026 l’indice destagionalizzato segna +0,1% rispetto a gennaio, confermando una fase di stagnazione operativa. Suddividendo per categorie di prodotto, i beni strumentali registrano la ripresa più forte con +4,4%, mentre i beni intermedi aumentano appena dello 0,1%. I beni di consumo mostrano variazioni contenute, indicando che la domanda interna non sta trainando la produzione.

Il Centro Studi Confindustria rileva che nella media del quarto trimestre 2025 il livello della produzione cresce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti, suggerendo una ripresa trimestrale più marcata di quella mensile. Tuttavia, l’inerzia statistica della produzione destagionalizzata del 2025 sul 2026 è solo dello 0,7%, un valore basso che indica limitata persistenza del momentum.

L’Italia è un paese industriale?

Posizione nel G7

L’Italia mantiene il secondo posto europeo per volume di produzione manifatturiera, alle spalle della Germania. Nel confronto con la Francia, il vantaggio italiano si è ridotto negli ultimi anni, ma il tessuto produttivo italiano — caratterizzato da distretti industriali specializzati e PMI esportatrici — continua a generare un contributo significativo al PIL nazionale. Il Centro Studi Confindustria prevede che l’industria contribuirà con un valore aggiunto in crescita dell’1,0% nel 2025 e dello 0,4% nel 2026, dati che suggeriscono un settore che resiste senza espandersi.

Contributo al PIL

La produzione industriale italiana rappresenta circa il 18-20% del PIL, una quota superiore alla media europea. Tuttavia, il settore delle costruzioni — che nel 2025 ha trainato l’economia nei primi sei mesi — mostra un valore aggiunto atteso in crescita del 3,1% nell’anno in corso, outperformer rispetto al manifatturiero. Questa divergenza solleva interrogativi sulla composizione strutturale della ricchezza italiana: un’economia che si industrializza meno e costruisce di più.

Il paradosso

Le costruzioni crescono più del manifatturiero: l’Italia sta diventando un’economia di costruzione piuttosto che di produzione? I dati ISTAT mostrano che il settore edilizio compensa parzialmente il calo industriale, ma non ne sostituisce la capacità esportatrice.

La divergenza tra edilizia e manifattura segnala una trasformazione strutturale in corso nell’economia italiana.

Qual è l’industria principale in Italia?

Settori leader

Nel 2025 le industrie farmaceutiche e alimentari hanno registrato la maggiore crescita rispetto all’anno precedente. La produzione di farmaci di base e preparati farmaceutici segna un incremento tendenziale del +23,8%, il dato più brillante del panorama industriale italiano. Anche la fabbricazione di computer e prodotti elettronici ha registrato avanzamenti significativi. Questi settori ad alta intensità di know-how rappresentano l’eccezione in un contesto di contrazione generalizzata.

Dati Cribis

Secondo Cribis, la manifattura italiana nel 2025 ha registrato un incremento tendenziale complessivo del +9,3%, un dato apparentemente positivo che richiede however una lettura attenta: il confronto è con un 2024 già in forte calo. La metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo mostrano un incremento del +7,4%, sostenuti dalla domanda infrastrutturale europea.

Le flessioni più ampie nel 2025 riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori, con un calo del -3,4%. La fabbricazione di mezzi di trasporto ha registrato contrazioni ampie, mentre la fabbricazione di prodotti chimici è scesa del -3,6%. L’industria del legno, carta e stampa ha perso il 2,9%. Questi settori — tradizionalmente pilastri del made in Italy — soffrono la competizione internazionale e la transizione energetica.

Quali sono le principali potenze industriali mondiali?

Classifica top 10

Secondo le classifiche internazionali, le dieci economie più industrializzate al mondo includono Cina, Stati Uniti, Giappone, Germania, India, Corea del Sud, Italia, Francia, Regno Unito e Canada. L’Italia si posiziona al settimo posto globale, confermando il ruolo di potenza manifatturiera medio-piccola ma specializzata. Il confronto con i primi della classe — la Cina che domina con oltre il 30% della produzione manifatturiera globale — evidenzia il divario dimensionale.

Posizione Italia vs Europa

Nel panorama europeo, l’Italia è la seconda potenza industriale dopo la Germania e davanti alla Francia. Il sorpasso italiano sulla Francia è avvenuto negli anni 2010, quando il manifatturiero transalpino ha sofferto più di quello italiano la crisi del debito sovrano. Tuttavia, il margine di vantaggio si è ridotto: la competitività del made in Italy dipende dalla capacità di mantenere specializzazioni ad alto valore aggiunto nei settori di lusso, chimica fine e farmaceutica.

Il posizionamento italiano riflette una forza nei settori di nicchia ma una fragilità nei volumi.

La classifica europea evidenzia come l’Italia mantenga un ruolo rilevante, pur inseguendo Germania e Cina.

Paese Variazione produzione 2025 Note
Cina Dati non disponibili Primi attori globali
Germania Stimata negativa Crisi settore auto
Italia -0,2% Terzo anno di calo
Francia Stabile Minore specializzazione manifatturiera
Spagna Positiva Ripresa turismo e servizi

L’andamento comparativo mostra l’Italia in contrazione mentre la Spagna accelera.

Il trade-off

L’Italia mantiene una posizione forte nei settori ad alto valore, ma la contrazione nei settori tradizionali (tessile, chimica, trasporto) segnala una trasformazione strutturale in corso. Per le aziende manifatturiere italiane, la scelta strategica è traspecializzazione di nicchia o scaling su volumi globali.

Timeline della produzione industriale italiana

  • Media variazione -0,02%, massimo 80,10% (aprile 2021)
  • Flessione -2% — primo anno di calo post-pandemico
  • Calo più marcato: -4% — il peggiore del triennio
  • Flessione -0,2% — decelerazione del declino, terzo anno in rosso
  • +1,5% m/m — ripresa mensile più forte del 2025
  • -0,4% m/m, +3,2% annuo (farmaci e auto)
  • +0,1% rispetto a gennaio — segnale di stagnazione

Cosa sappiamo e cosa resta incerto

Confermato

  • Dati ISTAT febbraio 2026: +0,1% destagionalizzato
  • 2025 chiuso con -0,2% — terzo anno di calo
  • Dicembre 2025: -0,4% m/m, +3,2% annuo per farmaci e auto
  • Farmaci: +23,8% tendenziale nel 2025 (Cribis)
  • PIL 2025 previsto +0,5% (ISTAT), +0,7% nel 2026 (Centro Studi Confindustria)

Incerto

  • Proiezioni post-2026: stime Trading Economics (1,70% nel 2027, 1,90% nel 2028) basate su modelli econometrici, non su dati concreti
  • Effetto delle politiche industriali europee sulla catena del valore
  • Rapporto tra calo tessile e dinamiche salariali asiatiche

Prospettive e proiezioni

Le previsioni per il 2026 indicano un’accelerazione lieve: il Centro Studi Confindustria stima il PIL italiano in crescita dello 0,7%, con un valore aggiunto dell’industria che aumenta dello 0,4%. L’export di beni e servizi dovrebbe attestarsi su variazioni vicine allo zero (+0,2% nel 2025, +0,1% nel 2026), indicando un commercio internazionale stagnante. Gli investimenti fissi rappresenteranno la componente più robusta della domanda, con un’espansione del 3,0% nel 2025 e del 1,9% nel 2026.

L’occupazione è prevista in crescita più del PIL: le unità di lavoro (ULA) aumenteranno dello 0,9% nel 2025 e dello 0,5% nel 2026. Il tasso di disoccupazione scenderà al 6,0% nel 2025 e al 5,8% nel 2026, livelli storicamente bassi che suggeriscono un mercato del lavoro che assorbe la contrazione industriale senza licenziamenti di massa.

Le proiezioni indicano una crescita modesta che non compensa le perdite del triennio.

In sintesi: L’Italia industriale tiene, ma non decolla. Tre anni di calo hanno eroso la base produttiva; i settori ad alta tecnologia (farmaceutica, elettronica) compensano parzialmente il declino di tessile e chimica. Per le imprese manifatturiere, il messaggio è chiaro: specializzarsi in nicchie ad alto valore o rischiare l’irrilevanza competitiva.

I dati ISTAT sulla produzione industriale italiana per il 2025-2026, come emerge da dati ISTAT 2025-2026, segnalano un lieve calo nel 2025 seguito da una timida ripresa a febbraio.

Domande frequenti

Qual è la produzione industriale Italia 2024?

Nel 2024 la produzione industriale italiana ha registrato un calo del 4%, il più marcato del triennio 2023-2025. Il dato emerge dai comunicati ISTAT elaborati da Sky TG24.

Qual è la produzione industriale Italia ultimi 5 anni?

Dal 2021 al 2025 l’andamento è stato irregolare: ripresa post-pandemica nel 2021-2022, poi cali progressivi nel 2023 (-2%), 2024 (-4%) e 2025 (-0,2%). La media storica 1991-2026 è -0,02%, indicando una tendenza strutturale depressa.

Qual è la produzione industriale Europa?

Nel confronto europeo, l’Italia mantiene il secondo posto dopo la Germania. La Spagna mostra segni di ripresa nel settore servizi, mentre la Francia risulta stabile. La Germania affronta una crisi strutturale nel settore automotive che pesa sull’intera eurozona.

L’Italia è tra i paesi più industrializzati?

Sì, l’Italia è la settima potenza industriale mondiale e la seconda in Europa. La sua forza risiede nei distretti manifatturieri specializzati in settori ad alto valore aggiunto come farmaceutica, lusso e chimica fine.

Quali fattori influenzano la produzione industriale italiana?

I principali fattori includono: costo dell’energia, competitività internazionale, domanda interna, politiche industriali Ue, tasso di cambio euro-dollaro, e investimenti fissi. Le costruzioni hanno trainato l’economia nel 2025, compensando parzialmente il calo manifatturiero.

Ci sono proiezioni per produzione industriale 2026?

Il Centro Studi Confindustria prevede un valore aggiunto industriale in crescita dello 0,4% nel 2026. Trading Economics stima una variazione intorno all’1,70% nel 2027 e 1,90% nel 2028, ma si tratta di proiezioni modellistiche con confidence medio-bassa.

Come confrontare produzione Italia vs Germania?

La Germania supera l’Italia in volume assoluto e nella sector automotive. Tuttavia, l’Italia ha vantaggi comparati nella farmaceutica, nel lusso e nei beni strumentali. Il gap di produttività tra i due paesi si è ridotto ma non annullato.