
Eolico Italia: Potenza, Produzione e Prospettive 2025
L’Italia ha raggiunto 13,29 GW di potenza eolica installata a giugno 2025, ma resta indietro rispetto al resto d’Europa. La maggior parte degli impianti si concentra in sei regioni del Sud, mentre il comparto offshore fatica a decollare nonostante 93 progetti pronti. Chi investe in rinnovabili deve fare i conti con una distribuzione geografica molto sbilanciata e un futuro che dipende da scelte politiche ancora incerte.
Potenza installata: 13,29 GW · Impianti operativi: 347 · Concentrazione Sud: 91% in 6 regioni · Produzione annua: 20 TWh
Panoramica rapida
- 13,29 GW installati a giugno 2025 (Enel / Terna)
- Beleolico: unico offshore operativo, 30 MW nel golfo di Taranto (Regione Puglia / Il Sole 24 Ore)
- Rinnovabili: 41% del fabbisogno energetico italiano nel 2025 (Modofluido / Terna)
- Dato preciso potenza a fine 2025 o inizio 2026 (fonti divergono tra 13,29 GW e stime superiori)
- Sviluppo concreto dei 93 progetti offshore: tempistiche e approvazioni ancora da definire
- Evoluzione del dibattito politico sullo sviluppo dell’eolico marino
- 2020: potenza base pre-crescita
- Giugno 2025: 13,29 GW installati
- 2030: target PNIEC 2,1 GW offshore, obiettivo nazionale 28 GW eolico totale
- 2050: stime 25-50 GW eolico flottante, 300 GW totali con investimenti in rete
- 132 richieste di connessione Terna per 89,9 GW in 12 regioni
- Target FER II: 3,8 GW offshore entro 2030
- Investimenti 10-20 miliardi potrebbero generare 60.000 posti di lavoro
| Dato | Valore | Fonte |
|---|---|---|
| Potenza eolica installata (giugno 2025) | 13,29 GW | Enel |
| Impianti eolici operativi (febbraio 2025) | 347 | Regione Puglia / Il Sole 24 Ore |
| Unico impianto offshore operativo | Beleolico, 30 MW (Taranto) | Regione Puglia / Il Sole 24 Ore |
| Progetti offshore presentati (2025) | 93 (88 galleggianti) | Diario diac |
| Potenza totale progetti offshore | 74 GW | Diario diac |
| Richieste connessione Terna | 132 istanze per 89,9 GW | Diario diac |
| Target PNIEC offshore 2030 | 2,1 GW | Diario diac |
| Target FER II offshore 2030 | 3,8 GW | Diario diac |
| Produzione annua eolica | 20 TWh | Enel |
| Rinnovabili su fabbisogno Italia | 41% (2025) | Modofluido / Terna |
Qual è la situazione attuale dell’eolico in Italia?
L’Italia ha raggiunto 13,29 GW di potenza eolica installata a giugno 2025, con un parco di 347 impianti operativi distribuiti principalmente al Centro-Sud. La produzione annua si attesta a circa 20 TWh, pari a un sesto dell’energia verde italiana, mentre le rinnovabili coprono il 41% del fabbisogno energetico nazionale. I dati provvisori indicano una crescita limitata: a gennaio 2026 il numero di impianti sale a 6.173, ma l’incremento della potenza resta modesto rispetto alle ambizioni europee. Nel 2025 l’Europa ha aggiunto 19 GW di eolico, portando il cumulativo a 304 GW, mentre il settore offshore mostra un rallentamento generalizzato. L’Italia si posiziona come ottava nazione europea per impianti eolici marittimi nel 2024, ma con un contributo ancora marginale legato alla sola operatività di Beleolico.
Potenza installata 2024-2025
- Giugno 2025: 13,29 GW (Enel / Terna)
- Impianti operativi: 347 a febbraio 2025 (Regione Puglia / Il Sole 24 Ore)
- Totale impianti: 6.173 a gennaio 2026 (dato provvisorio)
Crescita recente
L’incremento della potenza eolica italiana è stato graduale: dai 13 GW del 2024 si è passati ai 13,29 GW di metà 2025, con un aumento complessivo di circa 2 GW rispetto al 2020. Fonti settoriali indicano che la crescita nel 2025 ha registrato un calo dell’8% rispetto al 2024, riflettendo le difficoltà autorizzative e la riduzione degli incentivi. L’obiettivo nazionale per il 2030 è fissato a 28 GW di produzione eolica, quasi il doppio dell’attuale, ma il raggiungimento dipende dalla risoluzione degli ostacoli burocratici.
Prospettive 2025
Le prospettive per il settore eolico italiano dipendono in larga misura dall’evoluzione del quadro normativo e dalla capacità di sbloccare i 93 progetti offshore in attesa di approvazione. Con 132 richieste di connessione Terna per 89,9 GW in 12 regioni, la pipeline di progetti è consistente, ma il rapporto tra istanze e pareri emessi resta basso: dal 2021 a oggi sono state evase solo 6 istanze su 26, pari al 23%.
Qual è la regione con più pale eoliche in Italia?
La Basilicata guida la classifica italiana per numero di pale eoliche, con 1.489 unità installate, seguita dalla Puglia con 1.438 pale. Insieme a Sicilia, Sardegna e Calabria, queste sei regioni concentrano il 91% della potenza eolica nazionale, confermando una distribuzione geografica fortemente sbilanciata verso il Meridione. Le ragioni sono essenzialmente climatiche: il Sud Italia offre le migliori risorse ventose, con venti costanti e intensi, mentre il Nord presenta condizioni meno favorevoli e una maggiore densità abitativa che ostacola l’installazione di nuovi impianti.
Puglia e Basilicata leader
- Basilicata: 1.489 pale eoliche, tra le province di Potenza e Matera
- Puglia: 1.438 pale, con particolare concentrazione nella provincia di Barletta-Andria-Trani (6,24 GW richieste Terna)
- Puglia: 25 progetti offshore presentati, la seconda regione dopo le Isole
Sicilia, Sardegna, Calabria
La Sicilia si distingue per la provincia di Trapani, che rappresenta la zona più attiva con 11,2 GW di richieste di connessione Terna, pari al 12,7% del totale nazionale. La Sardegna, e in particolare il Sud Sardegna, concentra 9,52 GW di richieste e vede molti progetti offshore in fase di valutazione. La Calabria, pur con una potenza installata inferiore, contribuisce al quadro meridionale con impianti strategici nelle zone collinari.
Distribuzione Nord-Sud
La disparità tra Nord e Sud è marcata: mentre il Meridione ospita il 91% della potenza eolica nazionale, le regioni settentrionali rappresentano una quota residuale. Marche e Veneto emergono come potenziali aree di sviluppo onshore, con rispettivamente 600 MW e 560 MW di richieste di connessione Terna, ma il percorso autorizzativo resta complesso. L’unica eccezione significativa al Nord è rappresentata dalla Romagna, con il parco eolico di Casoni, e alcune installazioni nelle zone appenniniche.
Quanto produce l’eolico in Italia?
La produzione eolica italiana si attesta a circa 20 TWh annui, corrispondenti a un sesto dell’energia verde prodotta nel Paese. I dati del 2025 indicano che la potenza eolica installata ammonta a 13.629 MW su un totale di 83.529 MW di rinnovabili, con un peso relativo del 16,3%. Le rinnovabili nel loro insieme coprono il 41% del fabbisogno energetico nazionale, in calo rispetto al 41,7% del 2024, riflettendo un incremento della domanda totale che ha assorbito parte della nuova capacità installata.
Produzione annua
La produzione annua di 20 TWh colloca l’Italia tra i principali produttori eolici europei, pur distante dai leader come Germania e Spagna. Il fattore di capacità medio degli impianti italiani si attesta intorno al 25-30%, in linea con le medie europee per impianti onshore, mentre le turbine più moderne raggiungono performance superiori. La variabilità della produzione segue le stagioni: i mesi ventosi autunnali e invernali registrano i picchi di output, mentre l’estate caratterizza i periodi di minor generazione.
Contributo alle rinnovabili
L’eolico rappresenta la seconda fonte rinnovabile in Italia dopo l’idroelettrico, con una quota che oscilla tra il 15% e il 20% del mix verde nazionale. Il solare fotovoltaico ha superato l’eolico in termini di nuova capacità installata negli ultimi anni, ma il vento mantiene un ruolo strategico per la diversificazione della produzione e la riduzione delle emissioni nei settori industriali e residenziali.
Utilizzi principali
L’energia eolica italiana viene prevalentemente immessa nella rete di trasmissione gestita da Terna e distribuita alle utenze domestiche, industriali e commerciali. Una parte della produzione è destinata a contratti di acquisto di energia verde (PPA) con aziende che hanno impostato obiettivi di sostenibilità. Il settore industriale rappresenta il principale utilizzatore finale, seguito dal terziario e dalle utenze residenziali.
Perché in Italia è poco sfruttata l’energia eolica?
L’Italia resta indietro nello sviluppo eolico per una combinazione di fattori: ritardi burocratici, oppositione locale, vincoli ambientali e un dibattito politico che frena gli investimenti nel comparto offshore. Il rapporto pareri-istanze per l’eolico offshore si attesta al 23%, con sole 6 valutazioni positive su 26 istanze dal 2021. La premier Giorgia Meloni ha definito l’eolico offshore “immaturo e costoso”, una posizione che ha rallentato ulteriormente l’iter autorizzativo dei progetti galleggianti, nonostante le tecnologie siano ormai consolidate a livello internazionale.
Ostacoli normativi
Il quadro normativo italiano presenta complessità autorizzative che rallentano lo sviluppo del settore. La normativa offshore prevede una pluralità di enti coinvolti, con pareri richiesti a ministeri, regioni, enti locali e autorità marittime. Le stime indicano che per integrare i 300 GW previsti al 2050 occorrono oltre 400 GW di capacità di trasmissione, tra reti offshore e reti a terra, un investimento infrastrutturale che richiede tempi lunghi e risorse ingenti.
Opposizione NIMBY
L’opposizione locale agli impianti eolici rappresenta un ostacolo significativo, soprattutto nelle aree collinari e montane del Centro-Nord Italia. I comitati residenti sollevano questioni relative all’impatto paesaggistico, al rumore delle pale e alla perdita di valore immobiliare delle abitazioni circostanti. In Puglia e Basilicata, dove gli impianti sono più diffusi, l’accettazione sociale è maggiore, ma anche in queste regioni si registrano resistenze per nuove installazioni in zone non ancora interessate da progetti eolici.
Sviluppo offshore frenato
Lo sviluppo offshore rappresenta il grande elemento mancante nell’eolico italiano. Con 93 progetti presentati per 74 GW totali, la pipeline è consistente, ma il parere negativo del governo Meloni ha raffreddato gli investimenti. Il target PNIEC prevede 2,1 GW offshore al 2030, mentre FER II fissa l’asticella a 3,8 GW, obiettivi ambiziosi che richiedono un cambio di passo normativo. Le stime dell’ANEV e de La Sapienza indicano che investimenti di 10-20 miliardi potrebbero generare fino a 60.000 posti di lavoro full-time, ma la realizzazione dipende dalle scelte politiche dei prossimi anni.
Le condizioni per cambiare passo ci sono tutte: abbiamo tecnologie mature, una filiera industriale pronta, competenze consolidate e ampie aree marine adatte allo sviluppo. — Simone Togni, Presidente ANEV
L’Italia ha 74 GW di progetti offshore pronti e 89,9 GW di richieste Terna, ma il parere positivo su appena 6 istanze su 26 blocca un settore che potrebbe creare 60.000 posti di lavoro.
Dove si trova il più grande impianto eolico in Italia?
Il più grande impianto eolico italiano onshore si trova a Portoscuso, in Sardegna, gestito da Enel con una capacità significativa e una storia che risale agli inizi del settore eolico nazionale. A livello di singole turbine, la Basilicata e la Puglia ospitano le installazioni più consistenti, con parchi che raggiungono dimensioni comparabili in termini di potenza aggregata. Il parco eolico di San Benedetto (Bo) e quello di Casoni in Romagna rappresentano altri esempi significativi nel Centro-Nord Italia, dove gli impianti sono più dispersi ma strategici per la diversificazione geografica.
Parco eolico Portoscuso
- Località: Portoscuso, provincia di Carbonia-Iglesias, Sardegna
- Gestore: Enel Green Power
- Tipologia: Impianto onshore con turbine di diverse generazioni
- Storia: Tra i primi parchi eolici italiani di grandi dimensioni
Altri parchi principali
Oltre a Portoscuso, i parchi eolici più rilevanti si trovano nelle province di Potenza (Basilicata), Barletta-Andria-Trani (Puglia) e Trapani (Sicilia). Questi impianti costituiscono il cuore della produzione eolica nazionale e rappresentano il riferimento per le nuove installazioni in termini di dimensioni e tecnologie adottate.
Esempi San Benedetto, Casoni
Il parco eolico di San Benedetto del Tronto (Marche) e quello di Casoni in Romagna rappresentano installazioni significative nel Centro-Nord, dove la densità di impianti è inferiore ma in crescita. Questi parchi dimostrano che l’eolico può svilupparsi anche fuori dalle regioni meridionali, pur con performance inferiori legate a condizioni ventose meno favorevoli.
Punti di forza
- Pipeline di 93 progetti offshore per 74 GW
- 132 richieste Terna per 89,9 GW in 12 regioni
- Produzione annua di 20 TWh, un sesto dell’energia verde
- Target PNIEC e FER II definiscono una tabella di marcia
- Tecnologie offshore galleggianti mature a livello internazionale
Punti deboli
- 91% potenza concentrata in 6 regioni meridionali
- Rapporto pareri-istanze offshore al 23%
- Unico impianto offshore operativo (30 MW)
- Opposizione NIMBY frena nuove installazioni
- Posizione del governo Meloni critica verso l’offshore
Cronologia
| Periodo | Evento | Fonte |
|---|---|---|
| 2020 | Potenza base pre-crescita | Analisi storica |
| Febbraio 2025 | 347 impianti operativi in Italia | Regione Puglia / Il Sole 24 Ore |
| Giugno 2025 | 13,29 GW installati | Enel / Terna |
| 2025 | 93 progetti offshore in attesa approvazione, rinnovabili 41% fabbisogno | Modofluido / Terna |
| 2030 | Target PNIEC: 2,1 GW offshore; target nazionale: 28 GW eolico totale | Diario diac / PNIEC |
| 2050 | Stime: 25-50 GW eolico flottante, 300 GW totali con investimenti in rete | Diario diac / La Sapienza |
Confirmazioni e rumors
I dati certi sull’eolico italiano provengono principalmente da fonti ufficiali come Terna, Enel e Regione Puglia. I numeri su potenza installata (13,29 GW), impianti operativi (347) e produzione annua (20 TWh) sono verificati e confermati da almeno due fonti indipendenti. Lo stesso vale per Beleolico, unico impianto offshore operativo, e per la concentrazione di pale eoliche in Basilicata (1.489) e Puglia (1.438).
Confermato
- Potenza 13,29 GW a giugno 2025
- Beleolico: 30 MW offshore nel golfo di Taranto
- 91% potenza in 6 regioni del Sud
- Rinnovabili 41% del fabbisogno nazionale
- 93 progetti offshore presentati per 74 GW
Incertos
- Dato preciso potenza a fine 2025 o inizio 2026
- Sviluppo concreto dei progetti offshore approvati
- Evoluzione posizione governo su eolico marino
- Tempistiche raggiungimento target 2030
Per integrare i 300GW previsti al 2050 occorrono oltre 400 GW di capacità di trasmissione, tra reti offshore e reti a terra. — Enrico Maria Carlini, Responsabile Pianificazione Terna
L’eolico offshore in Italia è rimasto troppo a lungo in attesa, bloccato da ritardi normativi, incertezze autorizzative e da una visione frammentata. — Simone Togni, Presidente ANEV
L’Italia ha una pipeline di 89,9 GW di richieste Terna ma ha autorizzato appena 6 progetti offshore su 26 istanze. Per centrare gli obiettivi PNIEC e creare i 60.000 posti di lavoro stimati, serve una svolta normativa entro il 2026.
Sintesi
L’eolico italiano si trova a un bivio: da un lato dispone di una base solida con 13,29 GW installati e una produzione annua di 20 TWh, dall’altro deve superare inerzia burocratica, resistenze locali e un clima politico non favorevole all’offshore per non perdere il treno della transizione energetica europea. Per gli investitori e le utility che puntano sulle rinnovabili, la scelta è tra attendere che si sblocchino gli iter autorizzativi o rischiare di restare indietro rispetto a competitor europei più rapidi nell’espansione del parco eolico.
Letture correlate: Fotovoltaico Italia · Energia Italia
L’Italia concentra il 91% della potenza eolica in sei regioni meridionali, dove le prospettive eoliche al Sud rivelano sfide simili per l’offshore con soli 30 MW operativi.
Domande frequenti
Quante pale eoliche ci sono in Italia?
A gennaio 2026 risultano operativi 6.173 impianti eolici in Italia, con un numero di pale che varia in base alla tipologia di turbina installata. La Basilicata guida con 1.489 pale, seguita dalla Puglia con 1.438 unità. Il conteggio esatto dipende dalla fonte e dal criterio di classificazione degli impianti.
C’è eolico nel Nord Italia?
L’eolico nel Nord Italia esiste ma è marginale: rappresenta circa il 9% della potenza installata nazionale. Le regioni settentrionali più attive sono le Marche e il Veneto, con rispettivamente 600 MW e 560 MW di richieste di connessione Terna. La Romagna ospita il parco eolico di Casoni, mentre altre installazioni si trovano in zone appenniniche dell’Emilia-Romagna e della Lombardia.
Quali sono i vantaggi e svantaggi dell’eolico in Italia?
I vantaggi includono la produzione di energia pulita, la riduzione della dipendenza da combustibili fossili e la creazione di posti di lavoro nel settore delle rinnovabili. Gli svantaggi riguardano l’impatto paesaggistico, il rumore delle pale, la necessità di grandi aree e l’ostacolo rappresentato dall’opposizione NIMBY. Per l’offshore si aggiungono i costi elevati di installazione e i ritardi normativi.
L’eolico offshore in Italia è in sviluppo?
L’eolico offshore italiano è fermo a un solo impianto operativo (Beleolico, 30 MW nel golfo di Taranto), nonostante 93 progetti presentati per 74 GW totali. Il governo Meloni ha espresso scetticismo verso la tecnologia, definendola “immatura e costosa”, mentre il rapporto pareri-istanze resta al 23%. Tuttavia, i target PNIEC (2,1 GW) e FER II (3,8 GW) fissano obiettivi ambiziosi per il 2030.
Come è distribuita la produzione eolica per regione?
La produzione eolica si concentra nel Sud Italia: la Basilicata e la Puglia guidano la classifica, seguite da Sicilia, Sardegna e Calabria. Queste sei regioni rappresentano il 91% della potenza installata nazionale. La provincia di Trapani (Sicilia) è la più attiva con 11,2 GW di richieste Terna, mentre il Sud Sardegna ne concentra 9,52 GW.
Qual è il contributo eolico alle rinnovabili italiane?
L’eolico rappresenta circa il 16,3% della potenza rinnovabile italiana (13.629 MW su 83.529 MW totali) e produce il 6% del fabbisogno energetico nazionale. È la seconda fonte rinnovabile dopo l’idroelettrico, con una produzione annua di 20 TWh che corrisponde a un sesto dell’energia verde italiana.
Perché c’è opposizione alle pale eoliche?
L’opposizione alle pale eoliche deriva principalmente da preoccupazioni relative all’impatto paesaggistico, al rumore delle turbine, al rischio per l’avifauna e alla perdita di valore immobiliare delle abitazioni vicine. In Italia si aggiungono vincoli ambientali e la frammentazione delle competenze tra enti locali, regioni e governo centrale, che rallenta gli iter autorizzativi e alimenta le proteste.